Moabìt, un ex carcere prussiano trasformato in parco didattico.

Parco della memoria

Moabìt, un ex carcere prussiano trasformato in parco didattico, al riparo dal caos e dal rumore del traffico, difronte la stazione centrale Hauptbhanhof, circondato da alte mura in una piccola oasi di tranquillità, si trova uno storico luogo della memoria: il parco didattico Geschichtspark Zellengefängnis. nell’area dove sorgeva l’antico carcere prussiano.

Le ex prigioni modello “Preussisches Mustergefängnis Moabìt” commissionate dal Re di Prussia Federico Guglielmo IV nel 1842, nascono dal progetto dell’architetto C. Busse come copia del carcere inglese di Pentonville a Londra. Al momento del suo completamento il carcere di Moabìt era considerato come una delle prigioni più moderne di tutta la Germania, per via dell’uso di celle di detenzione singole al posto di celle comuni. La prigione era costituita da 5 ali a forma di stella, una cappella e diverse torri in cui alloggiavano le guardie carcerarie.

Parte della struttura venne utilizzata sempre come centro di detenzione sia dalla Wehrmacht nel ‘40 e sia dalla Gestapo dopo l’attentato a Hitler nel Luglio del ’44.

Qui furono detenuti i sospetti coinvolti nella resistenza contro il nazionalsocialismo, i quali, pochi giorni prima della resa incondizionata della Germania, vennero giustiziati; tra questi A. Haushofer, del quale furono ritrovati i “Sonetti Moabìt” scritti durante il periodo di prigionia, ed è da uno di questi sonetti (In Fesseln) che è tratto il testo di grandi dimensioni che campeggia sulle mura di cinta.

La struttura carceraria è sopravvissuta alla guerra relativamente indenne, distrutta completamente solo la chiesa, ma il complesso in sé venne pesantemente saccheggiato dopo il crollo della Germania; gli alleati continuarono ad adoperare il carcere come terreno di esecuzione fino al ’55.

Pochi anni dopo il complesso fu demolito, mantenuti solo il muro esterno e le tre case per il personale, tutt’ora visibili.

Il parco, inaugurato nel 2006, ha un aspetto singolare, dall’esterno quello che si vede è solo un gigantesco muro di mattoni, attraversando un piccolo tunnel in cemento si è accolti da un mare di verde, tre percorsi confluiscono verso un cubo centrale, che rappresenta il Panopticum  (la sala centrale osservazione del carcere).

Ci vuole un pò per capire che le marcature in pietra e il dislivello del terreno rappresentano il disegno dell’antica struttura a forma di stella. Le pietre e il pavimento in granito, che sembrano sparsi alla rinfusa per il parco, sono in realtà i resti del carcere, e lungo uno dei percorsi si trova una riproduzione in formato originale in cemento di una delle cellule, all’interno, un’installazione sonora dell’artista Christiane Keppler.

Un’altra costruzione in cemento, che potrebbe essere scambiata per una scultura, riproduce invece la struttura triangolare a grandezza naturale dove i detenuti, uno per volta e isolati da tutto, potevano spendere la loro “ora d’aria”.

Questo luogo della memoria non impone la sua storia ma fa venire voglia di capire e scoprire cos’era, se non si conosce la sua storia potrebbe sembrare un parco come molti ce ne sono a Berlino.

Ricerche e foto a cura di Z.Munizza, responsabile del progetto Berlino Explorer

Itinerario Scoperta dei quartieri per info contattare: z.munizza@berlino-explorer.com

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