Archeologia Industriale e Arte.

Pfefferberg ©M. AvanziDal progetto Cultura Industriale e Arte in collaborazione con la rivista Yeseya, nasce un racconto in tre tappe sull’Archeologia Industriale di Berlino

Archeologia industriale, arte e birra: Il Pfefferberg a Prenzlauer Berg.
intervista di Carlotta Comparenti

Un giorno di ormai diversi anni fa a Roma, mi è capitato di scoprire e passeggiare i resti di un vecchio impianto ferroviario in disuso. Sono rimasta affascinata dai binari arrugginiti che finivano nel nulla e dalla decadenza delle strutture abbandonate. Rapita dalla storia di questo luogo, ne ho fatto un lavoro di ricerca e di esame quando frequentavo la Facoltà di Architettura. Nasce così la mia passione per l’archeologia industriale. Mi interessa soffermarmi a studiare cosa questi impianti producevano, cosa rappresentavano a livello sociale, spingendomi fino a immaginare e ricostruire la vita degli operai in una Europa di fine ‘800.

Mentre Zuleika Munizza racconta di se, tutto intorno è cambiato il paesaggio. Basta spostarsi dal quartiere di Marzahn a Prenzlauer Berg, una manciata di stazioni più a sud, perché Berlino sembri un’altra città. Dalle tinte grigiocemento e un po’ desolanti di Marzahn a un’area curata e luccicante, residenziale, dove negli ultimi anni si sono concentrate le mire di tanti imprenditori locali e non, che hanno reso Prenzy, come vuole l’abbreviazione del luogo, uno dei quartieri più raffinati e ambiti dai residenti di Berlino.

È questo il posto più adatto per parlare di birra. Perché a Prenzlauer Berg se ne produceva moltissima. Le ragioni sono strettamente morfologiche: si tratta di uno di quei pochissimi quartieri di Berlino in cui il terreno presenta un’inclinazione naturale, cosa che veniva sfruttata dai produttori di birra per ricavarvi delle cantine sotterrane, dove la temperatura e l’umidità bastavano a tenere in fresco il malto quando ancora non c’erano vere e proprie macchine refrigeranti. Quelle stesse cantine, ampie e con una struttura ad arco che le rende ancora più suggestive, durante la guerra erano state bunker per i civili.

A Berlino sono moltissimi gli spunti che offre l’archeologia industriale. L’eterogeneità degli impianti dismessi, che conservano la memoria storica di una fase di sviluppo importante per la città, permette di studiare e riscontrare possibilità di riuso estremamente interessanti. Da questo punto di vista, è enorme il potenziale che la città offre dopo la caduta del Muro. Molti gli spazi riqualificati acquisendo usi e funzioni diverse. Quello che Berlino Explorer documenta sono i progetti, riusciti o naufragati, che si realizzano all’interno di queste strutture affascinanti.

Al numero 176 della nota via Schönhauser Allee, alle spalle di Alexanderplatz, Berlino Explorer ci guida alla scoperta del Pfefferberg. Complesso di produzione di birra artigianale Pfeffer, dal nome del fondatore J. Pfeffer, a metà ‘800, dove oggi sorgono una serie di servizi per arricchire l’offerta del quartiere e impreziosirlo. Un ostello, un Biergarten dove si produce ancora la birra locale, diverse gallerie e un intero edificio adibito ad accademia e centro per l’arte contemporanea, con sala espositiva d’eccezione, il labirinto di cantine-bunker sotterraneo.

Quest’ultimo intervento porta la firma di un artista ben noto a livello internazionale, il danese Olafur Eliasson, che investe su un intero edificio installandovi la sua residenza personale e un’accademia d’arte privata, dove ristretto numero di giovani artisti viene ospitato a seguire percorsi di alta formazione.

Questo è solo uno degli interventi d’arte che si incontrano lungo le innumerevoli piste dell’esplorazione urbana a Berlino.

L’esplorazione urbana consiste, per me, nell’approfondire la storia di un luogo attraverso la sua architettura, e la lettura delle stratificazioni che il tempo supera lasciandone tracce spesso visibili. Da qui l’idea di condividere attraverso percorsi studiati ad hoc, le mie scoperte di realtà poco note di Berlino, per raccontare come progetti artistici, culturali o commerciali, trasformino antichi spazi industriali, valorizzandone l’aspetto estetico e architettonico, e come questi processi diventino traino per il cambiamento dell’intero quartiere di cui fanno parte”

Dopo aver passeggiato insieme a Berlino Explorer fra gli ambienti suggestivi dei BLO Ateliers di Lichtenberg e quelli dell’Alte Boerse di Marzahn, con il Pfefferberg di Prenzlauer Berg si conclude la terza pagina di questo breve racconto sull’arte industriale.

Intervita di C.Comparetti per il progetto YESEYA

Foto © Matteo Avanzi

Ricerche a cura di ©Z. Munizza. 

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