Art Park Tegel, progetti di street art.

© P. OttingerTanti i progetti curati e promossi da Urban Nation prima dell’apertura del Museo dedicato alla street art, operativo da Settembre 2017.

One Wall apre all’arte una nuova area periferica di Berlino, Art Park Tegel. Sulle imponenti facciate si alternano artisti urbani di fama internazionale che trasformano i muri in tele, dando vita vita ai soggetti più diversi.

Il Lavoro del duo olandese Collin van der Sluijs & Super A., viene sostituito su circa 42 metri d’altezza, dalla nuova opera dei The London Police. Collettivo di artisti fondato nel ’98 ad Amsterdam,  dove ora risiedono i due fondatori, che continuano a lavorare in tutto il mondo rappresentando personaggi stilizzati molto semplici e facilmente riconoscibili, disegnati su tinte forti e vivaci.

L’obiettivo è strappare un sorriso ed invitare l’osservatore ad usare la propria immaginazione, non lanciando messaggi diretti e chiari ma stimolando la fantasia. L’ultimo murales a Berlino si concentra sul tema del lavoro di squadra.

“In un mondo attualmente degradato e con problemi sociali difficili, speriamo che il tema del lavorare insieme possa essere di ispirazione per tutti” TLP

Totalmente diverso e di sicuro impatto il lavoro murale di Borondo, l’artista spagnolo invitato a Berlino per il PM9 Project, curato da StreetArtNews e JUSTKIDS per Urban Nation.

Il soggetto trattato da Borondo suscita polemiche molto accese: l’ampia facciata è divisa in due, da una parte una figura femminile dal volto triste con i piedi in una pozza di sangue che guarda l’altra metà, dove, in un bosco buio e surreale, si intravede una figura facilmente riconducibile a San Sebastiano trafitto da frecce, martire ucciso durante le persecuzioni cristiane.

Il lavoro nel suo complesso opera a livello empatico, con una chiave di lettura altamente soggettiva, ed è questa soggettività, insita in qualunque opera d’arte, a suscitare costernazione e sdegno in chi la ritiene un’immagine “inquietante e fuori luogo” e addirittura ne chiede la rimozione o, eventualmente, la modifica.

L’opera vuol essere un’interpretazione dell’odissea dell’immigrazione e l’argomento, vuoi per il tema delicato e attuale, vuoi perchè il murale si trova nelle vicinanze di un asilo e di un centro per rifugiati, ha fatto partire una vera e propria protesta da parte dei residenti, con tanto di raccolta firme e comitato a favore della rimozione.

Come si può ben immaginare, l’artista non può di certo accogliere una richiesta simile. Questo un sintetico stralcio che si legge sul profilo pubblico di Borondo: “Io lavoro nello spazio pubblico e c’è sempre un rischio nascosto nel processo di questo lavoro… a mio parere l’artista ha la responsabilità di offrire un messaggio ed aprire un dialogo, questo non vuol dire che il messaggio deve essere universale, immediato o facile da percepire… suggerire pensieri e sentimenti attraverso un’immagine, è quello che faccio”.

Foto: Londonpolice © P. Ottinger (zentralbild) Ricerche a cura di ©Z. Munizza. 

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