Arte urbana a Mehringplatz.

MP ©Z. MunizzaBerlino, come tante altre città europee, può essere considerata un’unica grande galleria a cielo aperto, è possibile trovare opere di arte urbana in ogni angolo, ma c’è una piazza in particolare che accoglie progetti di streetart già da prima che questa definizione fosse utilizzata per descrivere l’espressione artistica.

Mehringplatz, la piazza che segna la fine di una delle più eleganti vie commerciali, la Friedrichstrasse, scenario più di altre di una divisione storica di due mondi che si fronteggiano per anni, circondata oggi da blocchi di cemento circolari che creano una sorta di palco racchiuso. Come un mondo a sé stante, si snoda tra i basamenti di cemento degli edifici-cortina decorati da volti, sguardi e sorrisi che si rincorrono, di personaggi colorati che vivono tra i cortili dal ’98 grazie ad un progetto curato dall’agenzia culturale Graco.

L’anno successivo, l’associazione “Art World Berlin” promuove un progetto d’arte, una serie di sculture monumentali che creano un percorso visionario artistico contemporaneo in contrasto con la dea bronzea, simbolo della gloriose vittorie prussiane, che troneggia regale al centro della piazza.

Si intravede poi, sbirciando attraverso i blocchi di cemento, il lavoro dell’artista ed assistente sociale A.Dornbusch, sulla facciata della Tommy Weissbecker Haus, autogestita dal ’73 e ancora simbolo delle lotte sociali di quegli anni a Berlino Ovest, che testimonia allegra la sua presenza attiva sul territorio.

Un insieme di progetti artistico-sociali, quello che si raccoglie intorno alla Mehringplatz, accomunati da un unico obiettivo, rivitalizzare una piazza, un luogo, un circo come la definisce qualcuno, dove le problematiche sociali son spesso difficili da gestire. Uno spazio che vive a volte di regole proprie, nonostante si trovi nel cuore dell’attuale città, per anni area periferica all’incrocio di due mondi storicamente contrapposti.

Le quinte di cemento sono ancora scenario per nuove opere di street art: il noto Shepard Fairey, grazie all’invito della galleria Urban Nation, torna a Berlino dopo 10 anni d’assenza. L’artista, conosciuto nella scena street come Obey, Andre the Giant, dal nome del primo personaggio con il quale inizia la carriera, decora una delle pareti cieche della Mehringplatz con il grande murales Make Art Not War”, completato in soli due giorni.

Le opere di Fairey contengono sempre nero, bianco e rosso e possono essere descritte come un mix di graffiti e propaganda pop art, ispirati dalla professione di grafico, i murales sembrano manifesti pubblicitari, al punto tale da essere Obama in persona a ringraziarlo dopo la vittoria alle elezioni, per il notissimo poster Hope! Momento che decreta indubbiamente la forza mediatica dei messaggi lanciati dall’artista, nonché il suo indiscusso successo riconosciuto a livello mondiale.

Per ultimo, di fronte al lavoro di Obey, uno stormo di uccelli colorati ed esotici fuoriescono dal cappuccio di una felpa scura, disegno firmato Don John, artista danese che sempre all’interno del One Wall Project, promosso da Urban Nation, partecipa con il suo lavoro, purtroppo da poco deturpato.

L’attività svolta dalla galleria Urban Nation, che a breve diventerà un museo dedicato alla street art, ha fin dalla sua nascita l’intenzione di portare l’arte urbana nei quartieri di Berlino e contribuire a cementare la posizione della città come meta culturale riconoscibile.

Foto e ricerche a cura di @Z. Munizza. 

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