Hansaviertel testimone del sogno modernista

Hansaviertel Z.MunizzaPrima della Seconda Guerra Mondiale l’Hansaviertel era uno dei quartieri più eleganti di Berlino. Edificato nel 1885 in stile Guglielmino tra la Spree e il Tiergarten, è una delle aree più devastate dai bombardamenti, il che fornisce un’occasione unica agli urbanisti di ricostruire un’intera area della città da zero.

Nel ’53 il Senato di Berlino Ovest decise di organizzare una Esposizione Internazionale di Edilizia, IBA Internationale Bauausstellung. Indetto un concorso internazionale per il disegno di un grande quartiere residenziale immerso nel verde, che metta in evidenza la supremazia costruttiva dell’Occidente di contro all’imponente progetto della Stalin Allee, viale di rappresentanza della Repubblica Democratica Tedesca (oggi Karl-Marx Allee).

La storia del nuovo quartiere è strettamente legata alla ricostruzione complessiva di Berlino dopo la fine della seconda guerra mondiale, che rappresenta una catastrofe per la città. 500.000 abitazioni andarono perdute, gran parte delle industrie distrutte o smantellate. Il compito di sviluppare le linee guida per ridisegnare la città, venne assegnato all’architetto Hans Scharoun che sviluppò il cosiddetto “piano collettivo” fornendo una completa ridistribuzione e ricostruzione dell’assetto urbano.

L’obiettivo era di contribuire alla creazione della città del futuro mediante nuove concezioni architettoniche. La mostra, che aveva per tema Stadt der Morgen, la città del domani, si proponeva di far vivere gli abitanti nel centro della città senza però rinunciare a “Luce, aria e sole”.

La mostra gioca un ruolo fondamentale anche dal punto di vista propagandistico, in quanto rappresenta una sintesi del dibattito dell’architettura moderna legata alla funzione residenziale urbana, volutamente contrapposta agli enormi blocchi edilizi prefabbricati che si andavano realizzando  proprio in quegli anni sulla Stalin Allee a Berlino Est.

L’Hansaviertel doveva essere l’esempio di modernità abitativa, con edifici di diverso stile architettonico, immersi nel verde e attrezzati con ogni tipo di servizio pubblico: scuola, biblioteca, chiesa, aree commerciali e il collegamento metropolitano, per sottolineare il benessere che il sistema occidentale portava tra i cittadini.

Il modello urbano della città diradata mediante un’edilizia a misura d’uomo e libera, trova qui la sua forma più esplicita.

Alla mostra internazionale vengono invitati 53 architetti di fama internazionale, in particolare: A. Aalto, W. Gropius, O. Niemeyer e Le Corbusier, al quale vista l’imponenza della sua Unité d’habitation venne destinata un’area nei pressi dello Stadio Olimpico.

Alla mostra partecipano anche l’architetto americano H. Stubbins con la Haus der Kulturen der Welt, concepito come centro congressi, chiamato da berlinesi Schwangere Auster, ostrica gravida, in perfetto Berolinismus, e W. Düttmann con la nuova sede della Akademie der Künste, Accademia dell’arte di Berlino Ovest.

L’insediamento, apprezzato dalla cittadinanza in quanto primo quartiere residenziale esclusivamente moderno della città, aspramente criticato invece dalla cultura architettonica internazionale, per la sua frammentarietà e per aver dato troppa rilevanza ad un’architettura “solo di facciata”.  Il carattere sperimentale del quartiere è esplicito, ma la scelta di realizzare edifici isolati immersi nel verde presenta vari difetti.

L’Hansaviertel appare quasi periferico e isolato, nonostante si trovi in un’area centrale della città, le strade perdono inoltre ogni funzione sociale e commerciale, mantenendo solo quella veicolare. Quello che dovrebbe essere il fulcro del quartiere l’Hansa Platz, piazza sulla quale si affacciano una piccola galleria commerciale, la biblioteca e il Grips-Theater, risulta un semplice incrocio stradale privo di qualsiasi attività.

Nel 2008 viene fondata un’associazione di cittadini con l’intento di promuovere la tutela del quartiere, patrimonio architettonico dal ’95, attraverso mostre, incontri e visite guidate.

Passeggiando per l’Hansaviertel sembra di essere immersi negli anni ’50, una parte di Berlino testimone del sogno modernista.

Foto e ricerche a cura di ©Z. Munizza. 

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