Hommage á Alaniz.

 

©Z. Munizza
ALANIZ argentino d’origine, è un artista complesso e poliedrico, presente in città con diversi lavori Roller Bombing, letteralmente bombardamenti di rullo, definizione che allude alla rapidità con cui l’artista si trova a realizzarli. 

Da un po’ non lo si vede a Berlino, e dal suo profilo sembra si stia dedicando ad una diversa ricerca artistica.

Molto attivo in città, seguendo i suoi lavori si potrebbe tracciare un percorso e attraversare così Berlino, tenendo sempre in conto che i murales possono essere sostituiti o cancellati, caratteristica fisiologica dell’arte urbana.

Alaniz lascia il segno in  luoghi molto conosciuti come il centro culturale RAW, dove è possibile intravedere, sotto un cumulo manifesti, un ragazzo dai capelli celesti che sembra quasi reggere la copertura di un capannone.

Spostandosi di quartiere in quartiere si ritrovano lavori nell’ex aereoporto di Tempelhof, e nella galleria open air di Teufelsberg, luogo sperimentale per moltissimi artisti, o in luoghi abbandonati come nell’immagine di apertura.

©Z. Munizza

Per la serie “Ghost Wall” la parete fantasma scelta è decorata con un disegno monocolore, solitamente bianco che risalta sui mattoni delle antiche fabbriche. Con pochi tratti di rullo Alaniz fa emergere un’immagine che era già lì, diventa una sorta di medium che riporta il fantasma nel mondo dei vivi!

Lo scatto è fatto in un vuoto urbano, un cortile della città non costruito, sede di un progetto artistico e culturale che non esiste più, il Neu West.

Mi piace pensare che la mia arte è definita dal contesto. Quando faccio roller bombing devo lavorare velocemente ed in maniera molto semplice, perché lo faccio illegalmente… Passare alla tela per una mostra mi da più tempo per pensare a come eseguire in realtà un dipinto. Quando lavori in un grande spazio affollato hai bisogno di  gridare all’orecchio di qualcuno per farti sentire, in una piccola stanza non c’è bisogno di urlare

Ed è proprio una sorta di urlo il pezzo che si trova-va, è uno dei tanti che è stato ricoperto, in un centro artistico lontano dai circuiti istituzionali l’ HB55.

Antica fabbrica di margarina nel quartiere di  Lichtenberg che ospita uno spazio artistico a 360 gradi. Nuovi progetti, atelier e officine rappresentano una continuità produttiva, in ambito artistico, dell’opificio industriale.

©Z. Munizza

Molti gli spazi a Berlino che ospitano arte non convenzionale, vere e proprie perle urbane che mutano continuamente e scrivono la storia dell’arte contemporanea, quella più anarchica e libera. Uno dei lavori al quale son più legata è quello in collaborazione con plotbot ken, nell’immagine di apertura scattata durante un’esplorazione urbana in una sala da ballo abbandonata.

Capita che non si faccia in tempo ad affezionarsi ad un “muro” che ti ritrovi a perdere i punti di riferimento che rendono un angolo della città originale e unico, e con il termine muro non mi riferisco solo all’opera ma anche alla sua fisicità.

Molti degli edifici e dei progetti ritratti nelle foto non esistono più, come la Stattbad

La raccolta di immagini nell’articolo è un omaggio al poliedrico e complesso lavoro di Alaniz.

©Z. Munizza

Foto e ricerche a cura di ©Z. Munizza. 

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2 Comments
  • nives sculco
    Posted at 04:37h, 19 Maggio Rispondi

    Complimenti , ancora un articolo ben strutturato e che coglie a pieno l’identità un po’ surreale dell’artista. Ad maiora.

    • Zuleika
      Posted at 07:48h, 30 Maggio Rispondi

      Grazie Nives, contenta che ti sia piaciuto l’articolo. Continua a seguirci, novità a breve! Zuleika

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