Ida Siekmann. Storie dal Muro

©Z. MunizzaIda Siekmann. 23 Agosto 1902 – 22 Agosto 1961, Berlin.

Le parole e i pensieri attribuiti a Ida Siekmann sono una mia libera interpretazione. I dati sono però certi e i fatti realmente accaduti. di Francesco Somigli

Di cose ne ho viste tante nella vita: sono nata in una nazione che adesso non esiste più, la Prussia, che solo a sentirla nominare pare di leggere un libro di storia. Adesso la chiamano Polonia e non è più nemmeno Germania. Ho visto l’ultimo Kaiser, ho smesso di essere bambina perché una guerra mi ha costretto a farlo, sono diventata donna durante un’altra guerra; ho visto il mio paese distrutto, ho fatto quello che potevo per ricostruirlo e adesso lo vedo di nuovo diviso.

Sono abbastanza abituata a vivere sola: mio marito non c’è più perché la seconda guerra me l’ha portato via e con mia sorella non vivo più da quando siamo venute via da Gorken, il nostro paese. Ci siamo ritrovate per caso, tutte e due a Berlino, dopo la guerra. Non abitiamo insieme, ognuna ha le proprie cose e i propri spazi… però viviamo vicine: io al 48 di Bernauer Straβe, lei a pochi minuti a piedi, in Lortzingstraβe. Ci vediamo spesso e va bene così ad entrambe. Però non possiamo rinunciare a passare i nostri compleanni insieme: lo facciamo fin da quando siamo piccole e non potevamo farlo solo quando eravamo perse, durante la guerra. Da quando viviamo a Berlino è diventato ancora più importante.

Ci regaliamo a vicenda delle rose, come faceva nostro padre quando eravamo piccole: a Gorken avevamo un roseto e lui le tagliava per noi la mattina dei nostri compleanni.

Come ho detto, sono abituata a stare da sola e questa faccenda di dividere Berlino in due parti all’inizio non mi ha preoccupato più di tanto. Dopotutto io avevo solo mia sorella e credevo che visitare i parenti sarebbe stato possibile.

Non mi sono preoccupata quando mi hanno detto che il marciapiede davanti a casa era ad Ovest e la soglia del mio portone ad Est. Mi sembravano idiozie: quindi se mi affacciavo alla finestra avevo la testa ad Ovest e le gambe ad Est? Ho fatto questa battuta ad un militare e non ha riso. Ha risposto: “Sì. E stia attenta a non sporgersi troppo”.

Non mi sono preoccupata quando hanno murato coi mattoni la porta d’ingresso: che sarà mai fare pochi passi in più ed entrare dal cortile posteriore… se i militari stanno più tranquilli a farci fare così, per me va bene.

Ho cominciato a capire quello che succedeva quando ho visto i miei vicini di casa al primo piano scappare dalla finestra; mi sono chiesta perché e l’ho domandato anche agli altri vicini: “ Frau Siekmann, non stanno solo costruendo un confine, stanno dividendo la città. Separano le persone”.

Ho passato i giorni successivi affacciata alla finestra (ma non troppo, come aveva detto il militare) per vedere cosa succedeva.

Le famiglie saltavano dalle finestre. Sembra assurdo detto così, ma è la cosa più normale per descrivere quello che vedevo: i pompieri di Berlino Ovest facevano avanti e indietro lungo la Bernauer Straβe per salvare col telo le persone che si buttavano. Una famiglia con due figli al numero 23, una coppia al 34, poi di nuovo indietro al 28 per tre studenti universitari…. E avanti così, per giorno e notte. Dopo il portone, i militari hanno cominciato a murare anche le finestre al primo e al secondo piano: io abitavo al terzo, in poco tempo non avrei potuto vedere più niente.

Non potevo uscire perché già sul pianerottolo o nell’androne trovavo dei giovani in uniforme a controllare i documenti e a coprirmi di domande: ma io ero in casa mia, loro no!

Ho deciso di scappare il 22 Agosto, il giorno prima del mio compleanno. Ho capito che non mi avrebbero mai fatto festeggiare con mia sorella, che avrei dovuto passare da sola anche quel giorno, e allora non ce l’ho fatta più.

L’unica uscita rimasta era la mia finestra al terzo piano dalla quale non avrei dovuto sporgermi; infatti non mi sono sporta, l’ho saltata. Non potevo aspettare i pompieri, erano troppo lontani: dovevo farlo in quel momento, mia sorella stava già preparando tutto per la festa. Prima ho buttato dei materassi per atterrare sul morbido e poi mi sono buttata io.

Non ho sentito niente, credetemi.

Ho avuto comunque le mie rose, sapete? Me le ha portate mia sorella al cimitero di Seestraβe; me le hanno portate Robert Kennedy, l’arcivescovo Makarios III di Cipro e le hanno lasciate davanti al portone di casa mia. O meglio, davanti al portone murato di casa mia.

Ho avuto le rose anche da moltissimi berlinesi: non mi conoscevano, ma forse hanno voluto vedermi come un esempio, un simbolo…ma alla fine io volevo solo festeggiare il mio compleanno.

Ricerche a cura di F. Somigli, collaboratore del progetto Berlino Explorer
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