25 Mag La Malzfabrik oggi un centro culturale a Schöneberg.
La Malzfabrik, ex fabbrica per la produzione di malto, è oggi un centro culturale a Schöneberg.
Un bellissimo esempio di ripristino di un antico monumento industriale, l’impianto per la produzione di malto si trasforma in una vivace isola creativa in una zona industriale che stimola il pensiero non convenzionale.
Uno spazio per nuove idee, immersi in un luogo dove gli edifici in mattoni irradiano da tutti gli angoli il fascino suggestivo delle antiche aree produttive.
E’ possibile fare un viaggio nel tempo e nella storia, in compagnia del team della Malzfabrik che riesce a mantenere viva l’antica atmosfera del luogo.
I quattro camini con i loro cappelli che sembrano giganteschi caschi da cavaliere, svettano dalla struttura principale, sei piani di mattoni rossi, diventando un segno distintivo visibile da tutto il quartiere di Schöneberg, modellandone lo skyline.
Il progetto dell’impianto, costruito tra il ’14 e il ’17, secondo i piani dell’architetto F. Schlüter, nasce per rispondere alla sempre crescente richiesta di materia prima da parte delle aziende di birra, tra le quali la rinomata Schultheiss.
Il più grande maltificio d’Europa è composto da diversi edifici.
Accanto a quello principale con la facciata in clinker rosso decorata con lesene e gli innovativi camini con cappe, troviamo un grande silo per la conservazione del prodotto finito, edifici amministrativi, e capannoni per i carri utilizzati nella distribuzione, servita anche da un collegamento ferroviario diretto con l’ex centro di smistamento di Tempelhof.
La produzione meccanizzata su larga scala di malto si interrompe bruscamente al termine della seconda guerra mondiale nel ’45, la potenza occupante sovietica smantella tutte le macchine. Rimessa nuovamente in funzione nel ’50, la Schultheiss riprende le attività, migliorando la fabbrica con grandi interventi di modernizzazione.
Chiusi definitivamente a metà degli anni ’90, gli impianti conservati in gran parte nello stato originale, dopo anni di inattività vengono acquisiti da un investitore svizzero che punta a ripristinare e riutilizzare le strutture esistenti, seguendo una filosofia di sostenibilità.
Foto e ricerche a cura di ©Z. Munizza. Articolo e foto 2013
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