Moabìt, nuovo centro culturale.

Fragment Moabit Z.MunizzaNon lontano da Westhafen il maggior porto fluviale attivo di Berlino, al confine con Wedding e vicino la principale stazione ferroviaria, la Hauptbahnhof, si trova Moabìt, si alla francese! Il quartiere, circondato da tutti i lati da vie d’acqua, risulta quindi come un’isola al centro della città.

E’ nel Neu Moabit, a nord di Turmstrasse, strada sparti acque tra il vecchio e il nuovo quartiere, che nei primi dell’ 800 si concentrano gli impianti produttivi,  portando l’area ad essere uno dei principali poli industriali di Berlino.

Nonostante questa vocazione non sia per nulla scomparsa e la presenza dell’antico carcere prussiano, oggi suggestivo parco pubblico, non ha negli anni aiutato a veder di buon occhio questa parte di Berlino, Moabìt sta vivendo una rinascita, attraverso nuovi progetti culturali, più o meno istituzionali.

Nell’ambito delle trasformazioni urbane e del nuovo carattere che le differenti parti di città ricercano, aldilà dei macrointerventi che sono di certo fondamentali per intuirne la direzione di questa ricerca, quello che a noi piace andare a scovare sono gli interventi independenti e spontanei che in questo quartiere si sviluppano, come lo ZKU, centro per l’arte e l’urbanistica e il progetto fra¿ment all’interno della REFO Community.

All’angolo tra Beussel e Wiclefstraße è nato un progetto che supera i confini culturali e religiosi socialmente costruiti, all’interno del campus REFO Moabìt si ritrova una comunità unica. Una comunità religiosa che si impegna per mettere in piedi un nuovo centro culturale di quartiere, un coro classico ed un teatro alternativo per i giovani del quartiere, a maggioranza musulmana, con l’obietttivo di costruire con altri partner una “patria comune”.

Una chiesa abbandonata e inattiva dal 2004 si trasforma in un vivace luogo di quartiere e diventa: REFOrmations-commUNITY.

E così negli anni e con una grandissima partecipazione di quartiere, tanti progetti culturali e artistici, la comunità riesce a far sentire la propria voce, ed è notizia recente che la chiesa con l’annesso blocco di abitazioni è a tutti gli effetti di proprietà della REFO.

Uno degli eventi di richiamo dello scorso anno è stato progetto fra¿ment, allestito all’interno dell’edificio vuoto da 10 anni, fisicamente attaccato alla Reformationskirche e minacciato, insieme al teatro X, di demolizione. Un mese di incontri ed eventi culturali, sociali e politici che dimostrano le attività che all’interno del campus della comunità vengono svolte.

Non solo quindi un esperimento culturale, ma anche una voce di denuncia a supporto del lavoro della comunità, mentre i piani di demolizione erano fisicamente sul tavolo delle trattative!

L’idea iniziale di realizzare la mostra nella chiesa della Riforma, cede il passo in modo quasi fiseologico all’immobile di 6 piani, completamente vuoto che risulta più adatto ad affrontare la questione di cui sopra e diventa contenitore strettamente legato al progetto.

L’edificio, che rappresenta un frammento del campus, ha bisogno di essere riqualificato, completamente in contrasto con il carattere architettonico della Chiesa, offre la possibilità di una ricerca personalizzata per rendere autentica ogni sua parte, una reinterpretazione personale dello spazio attraverso l’arte, potremmo dire.

Venticinque camere diventano microspaziespositivi per altrettanti artisti, creando un pluralismo espositivo frammentato, appunto, in un edificio postmoderno.

Questa frammentazione delle esperienze, è esattamente il concetto che c’è dietro la mostra fra¿ment; non solo l’artista, ma ogni visitatore, è invitato alla ricerca del senso e del significato personale di ogni spazio, ogni creativo progetta un microcosmo soggettivo ed individuale. I progetti risultano in parte complementari ed a volte in contraddizione tra loro, creando un’affascinante varietà in un edificio residenziale vuoto.

Si dà vita ad uno spazio espositivo lontano dal classico concetto di “galleria cubo bianco” esasperato dalla temporaneità del progetto e dalle installazioni site specific strettamente connesse al luogo dove le si immaginano. Esperimento molto interessante per riflettere su come attraverso l’arte si possa, non solo trasformare uno spazio, plasmato sotto l’influenza di una nuova funzione, ma soprattutto, come questo possa rappresentare un tentativo per preservarlo.

Dopo aver partecipato a diversi incontri ci chiedevamo come sarebbe andata a finire questa storia ed ora finalmente possiamo dire: Moabìt avrà il suo nuovo centro culturale, la vittoria si festeggerà Giovedì 30 Aprile: Refo Unity Fest.

Foto e ricerche a cura di ©Z. Munizza. 

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