Reportage: Ex Birrificio KINDL a Neukölln

© L. Barsotti di L. Barsotti e P. Alfonso

L’ex birrificio Kindl riqualificato a galleria d’arte. Una minaccia ai connotati di Neukölln?

L’ex birrificio di Neukölln è diventato la galleria d’arte contemporanea KINDL – Zentrum für Zeitgenossische Kunst. I coniugi svizzeri, il banchiere Burkhard Varnholt e l’architetto Salome Grisard, hanno dato nuova vita al fabbricato, acquistando l’imponente struttura a mattoni rossi nel quartiere sud di Berlino. “Eravamo in vacanza”, raccontano i due imprenditori. “Durante una passeggiata ci siamo trovati casualmente davanti alla Kindl ed è stato amore a prima vista! Abbiamo pensato subito al Tate Modern di Londra, ricavato da una vecchia centrale elettrica”. Quello inglese è un museo di arte moderna internazionale, il cui stabilimento assomiglia alla fabbrica che produceva la birra berlinese.

I due erano alla ricerca di un luogo ampio che potesse accogliere una varietà di scena culturale e artistica a 360° e il sito, con i suoi 5.500 metri quadrati di superficie, si adattava bene al loro concetto. Trasferita tutta la produzione a Weissensee, la sede originale di Neukölln, fondata in Werbellinstrasse 50, nel 1872, chiude ufficialmente le porte nel 2005. La costruzione, posta sotto tutela come monumento architettonico, resta poi in disuso per anni. Nel 2011, la coppia elvetica acquista l’edificio e l’anno seguente affida i lavori di restauro all’architetto tedesco, Bodo Weih, che spiega: “Nella sala dei macchinari, con i suoi 20 metri di altezza, abbiamo realizzato una grande sala espositiva rivolta a mostre personali e spettacolari installazioni pensate specificatamente per questo ambiente. Adesso, l’intenzione è di fare uffici e atelier d’artista nella torre e nella grande sala, con le splendide cisterne in rame, un caffè letterario”.

Il rinnovamento non sta interessando solo l’ex birrificio, ma anche l’area circostante. A 600 metri dalla Kindl, si trova uno dei locali di recente apertura, Pazzi x Pizza. Il proprietario, Carmelo, conferma: “Qui sulla Herrfurthstrasse è un continuo viavai. La zona è più elegante e ha perso la crudezza di una volta. Sono sempre di più gli studenti e i turisti a frequentare il mio locale. Sono soddisfatto. Due anni fa, quando è nata la pizzeria, non era così”.

Non tutti, però, considerano la riqualificazione un cambiamento positivo. Leah Stuhltrager, residente a Neukölln per cinque anni, dove ha fondato il più noto spazio artistico berlinese, THE WYE, sostiene: “Speriamo che chi acquista porzioni significative di spazi urbani in decadenza, possa dare un contributo positivo ai suoi abitanti, senza compiere una rigenerazione di questi”. L’investimento di Varnholt e di sua moglie Salome soddisfa il concetto che i sociologi inglesi chiamano di gentrificazione. Ossia, l’insieme delle trasformazioni urbanistiche e socio-culturali di un’area povera, o degradata, attraverso capitali privati. Nonostante il fenomeno stia portando nuove persone nel quartiere, quest’ultimo resta ancora lontano dalla movida e dalle folle turistiche del centro di Berlino.

Lo stesso mecenate svizzero è consapevole che questo aspetto possa rappresentare un rischio per la sua galleria. “A Berlino è ancora possibile realizzare quello che non si può fare in altre parti d’Europa. Qui esiste ancora una forma di libertà che si basa sul mito degli anni ‘90, quando l’arte e la ristrutturazione della città iniziarono a dominare la scena” dichiara Andreas Fiedler. Lo svizzero a cui è stata affidata la direzione artistica del centro Kindl, puntualizza inoltre: “Proprio Neukölln si distingue da tutti gli altri distretti della capitale per la presenza di numerosi artisti che, con le diverse forme espressive, hanno contribuito a renderlo famoso”.© L. BarsottiIl primo compito del direttore è stato quello di curare la mostra inaugurale, aperta il 13 Settembre 2014 e dedicata al connazionale Roman Signer. Quest’ultimo, sfruttando l’aria proiettata da due aeratori industriali, installati alle pareti della ex sala caldaie, ha esposto un aereo a elica, appeso a testa in giù, che ruota lentamente sopra gli spettatori. L’artista, il cui classico filone di ricerca consiste nell’uso di ventilatori, è autore di opere pungenti e ironiche, facendo uso anche di registrazioni video o di fotografie riguardanti azioni brevi e intense con lanci, esplosioni, corse, crolli e distruzioni più o meno controllati.

Nonostante l’intenzione di Varnholt e Grisard sia quella di far esporre artisti a rotazione, provenienti da tutto il mondo, c’è chi, come Stefanie Dörre, ha puntato il dito sul primo ospite della galleria. “Signer è svizzero e non uno di Neukölln. Non credo che in questo modo Kindl rivitalizzi il vicinato. Sarebbe diverso se fossero autori berlinesi a esporre i loro lavori. Questo avrebbe un’influenza positiva, seppur minima” dichiara il caporedattore della rivista culturale Tip di Berlino. Alle sue parole si uniscono anche quelle dei tedeschi che, esponendo la bandiera nazionale sul balcone, rivendicano la pura identità del quartiere, quando erano le birrerie tipiche a caratterizzare la zona.

Oggi invece, le Kneipe sono sempre più eclissate dai negozi d’élite. Le numerose antenne satellitari installate sulle facciate dei palazzi rivelano inoltre la presenza di molti stranieri, in particolare turchi. Questa comunità abita maggiormente nella parte meridionale, verso la periferica stazione S-Bahn di Hermannstrasse. Qui, tra profumi di narghilè e hijab colorati, l’atmosfera tipica della Germania sembra svanire. I dati forniti al 31 Dicembre 2014, dall’ufficio statistiche Berlino-Brandeburgo, indicano che gli abitanti stranieri a Neukölln sono un terzo dei 167.000 che lo popolano.

© L. Barsotti

A fronte di queste cifre, Zuleika Munizza, responsabile del progetto turistico-culturale Berlino Explorer, ha sottolineato che in un anno la mostra di Roman Signer ha fatto registrare 14.000 visitatori. Una percentuale bassa se si considera questa soglia in rapporto al numero dei residenti. “La rigenerazione dello stabilimento in un nuovo spazio dedicato all’arte, non è una trasformazione vicina alle esigenze di tutti i cittadini. Secondo me, sarebbe stato più adatto un centro servizi”, afferma Munizza. La guida turistica, di origine calabrese, conduce i visitatori alla scoperta della città e della sua storia, con particolare attenzione ai cambiamenti architettonici. Per questo motivo, aggiunge: “Prima di essere acquistato, l’ex birrificio si poteva visitare in occasione dei festival indipendenti della creatività, grazie al lavoro dell’associazione Berlin Unterwelten. Un servizio a costo zero che coinvolgeva i residenti a utilizzare questo grande contenitore in maniera diversa, rendendolo uno spazio culturale pubblico. Questo è l’uso che, secondo me, ha una ricaduta positiva sul quartiere. Senza dubbio un’area riqualificata subisce dei mutamenti, ma c’è da chiedersi allora, in quale direzione vanno e soprattutto a chi sono rivolti?”

Nella vicina Hermannplatz, considerata il cuore di Neukölln, altre realtà hanno aperto i battenti: il punto vendita della più grande catena di prodotti biologici, Bio Company, l’hotel francese Mercure e la galleria commerciale Karstadt. Nello stesso isolato dell’albergo, si trova il centro per l’impiego di Mainzer Strasse. Davanti a questo, sono in costruzione appartamenti di lusso, nonostante a poche centinaia di metri negozianti svendono elettrodomestici e mobili usati, esposti sul marciapiede. Uno scenario contrastante in cui esistono attività rivolte a un pubblico più facoltoso rispetto alla maggior parte degli abitanti del distretto, dove molti di essi vivono al di sotto della soglia di povertà.

Foto: © L. Barsotti Reportage a cura di P. Alfonso e L. Barsotti

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