Schöneweide è il futuro.

Vista P.B. ©Z.Munizza

Schöneweide, impero della Allgemeine Elektricitäts-Gesellschaft, AEG. Fondata nel 1883 dall’industriale Emil Rathenau che istituisce con il figlio Walter una fabbrica di automobili, la Neue Automobil-Gesellschaft, NAG.

La prima produzione parte nei locali dello stabilimento cavi, la Kabelwerk, che a causa della rapida e crescente domanda risulta limitata. Si prospetta quindi la possibilità di costruire una sede distaccata.

L’incarico viene affidato all’architetto Peter Behrens. 

Pioniere del design industriale moderno e inventore del corporate design. Sua la visione generale della AEG, dalla progettazione di parte degli edifici industriali agli elettrodomestici prodotti, fino al logo. Nello studio di architettura che dirige si formano nomi come Walter Gropius , Ludwig Mies van der Rohe e Le Corbusier. 

L’architettura di Behrens rappresenta una transizione verso l’architettura moderna. A partire dal tipo di struttura indipendente costituita da uno scheletro di acciaio, ai materiali scelti per il rivestimento, abbandonando il classico mattone.

Funzione ed estetica si combinano per dare vita ad una nuova forma di stabilimento industriale, dove risulta netta la separazione tra produzione, amministrazione e vita pubblica. 

Il progetto di Behrens simboleggia il sogno dell’integrazione sociale di tutti gli attori della moderna società industriale.

Il piano prevede edifici bassi per l’officina meccanica e l’officina riparazioni che circondano un cortile di lavoro di forma irregolare, creando una sorta di U.

A segnalare l’ingresso una torre quadrata alta 70 metri modellata secondo i dettagli stilistici dell’architettura classica. Pilastri e cornicioni seguono la verticalità della facciata, che sovrasta il portale principale rivestito in travertino ad arco a tutto sesto . 

All’interno della torre la scala inondata di luce domina lo sguardo. L’atrio è circondato da gallerie sui quattro piani, tutte diverse tra loro in termini di design. Ora chiuse con archi a tutto sesto verso la tromba delle scale, ora rettangoli aperti, nell’ultimo archi più piccoli chiudono l’insieme architettonico. L’imponente foyer d’ingresso porta agli uffici dell’azienda, mediante un sistema di moderni ascensori Paternoster, cabine in movimento costante, fino all’ultimo livello dove si colloca il serbatoio dell’acqua che rende indipendente l’intero stabilimento produttivo.La costruzione della carrozzeria inizia all’ultimo piano.

I livelli di produzione sono collegati tramite 18 montacarichi. Partendo dall’alto una volta arrivata al piano terra l’automobile finita viene rifornita di carburante da un serbatoio di benzina posto nel seminterrato. 

P.B. ©Z.Munizza

Quando inaugura la fabbrica nel 1917, non è ancora finita la prima Guerra Mondiale, al termine della quale si prospetta un nuovo mondo con l’avvio dei tumultuosi anni ’20. 

Alla morte di E. Rathenau, il neo presidente della AEG, Walter Rathenau, raccoglie l’importante eredità del padre. Nel 1921 intraprende l’attività politica nella neonata Repubblica di Weimar, diventando Ministro degli Esteri. Posizione che gli costa la vita interrotta brutalmente con il suo assassinio per mano nazionalisti tedeschi.

Nonostante la situazione economica post bellica metta la Germania in ginocchio, la produzione della AEG non vede mai momento di declino. I presidenti che si susseguono fanno buon uso dei programmi di riparazione tedeschi americani, e nel ’29 la General Motor acquisisce il 30% dell’azienda.

Il ’29 è l’anno della grande depressione economica, e anche se la produzione si contrae drasticamente, l’attività di elettrificazione della rete ferroviaria prosegue. Con le elezioni federali del marzo del ’33, la AEG diventa una delle principali aziende tedesche che finanziano il Nazionalsocialismo.

Nella fabbrica progettata da Peter Behrens la divisione automobilistica termina nel ’34, per ospitare la Oberspree, la RFO, che produce i componenti elettronici speciali per i dispositivi radar della Wehrmacht.

Tante le nuove produzioni e gli investimenti dell’azienda fino alla vigilia della seconda Guerra Mondiale, fase in cui, come tutte le aziende sul territorio tedesco, si occupa di produzione bellica. AEG e Telefunken forniscono i dispositivi di localizzazione e misurazione radio, così come micce, dispositivi di lancio di bombe e detonatori. 

Nel 1944, AEG conta 102.000 dipendenti, di questi il 25% sono lavoratori civili stranieri e prigionieri di guerra. 

La sconfitta della Germania nazista nella guerra nel ’45, lascia un territorio devastato dai bombardamenti, le fabbriche situate a Berlino est e nel suo circondario, ricadono sotto il controllo sovietico. 

L’ex impianto di produzione della RFO, ribattezzato Oberspreewerk, OSW, ospita il laboratorio e l’ufficio di progettazione sperimentale, LKVO, con l’obiettivo di raccogliere il know-how tedesco sugli armamenti e renderlo utilizzabile dall’Unione Sovietica.

Nel 1950 apre lo stabilimento di elettronica televisiva, WF, sotto il controllo sovietico fino al ’52, anno in cui l’Unione restituisce la gestione di tutte le Società per Azioni Sovietiche alla DDR, e diventa società statale, VEB.

La Werk für Fernsehelektronik è la più grande società statale di Berlino est, sede principale di produzione di dispositivi per la televisione e l’ingegneria elettrica di tutti i tipi nella DDR. Elementi elettronici, dispositivi di misurazione e tubi catodici della Germania dell’est sono prodotti solo qui fino alla caduta del Muro.

Interno ©Z.Munizza

Dopo questo sintetico ma doveroso excursus storico, torniamo a parlare dell’edificio principale dello stabilimento. La torre progettata da Behrens ospita le unità amministrative della Werk für Fernsehelektronik fino alla fine della DDR. Rilevata dalla Samsung nel 1993, dopo la caduta del Muro, chiude definitivamente nel 2005. Tra il 1990 e il 1994 negli ampi spazi viene allestito il Museo della Fabbrica della Tecnologia.

Solo nel 2010 due imprenditori irlandesi acquistano terreno ed ex immobili industriali, per affittare gli spazi a numerose piccole imprese. Nel complesso principale si collocano il centro direzionale e una sezione distaccata della vicina Università di Scienze Applicate di Berlino.

L’area di Oberschöneweide a ridosso della Sprea, circondata da grandi parchi come il Wuhlheide e posizionata sulla linea del nuovo aeroporto di Berlino, rappresenta un’ottima direttrice per lo sviluppo urbano della città.  L’interesse sempre crescente, spinge l’amministrazione a cercare un nuovo acquirente per lo sviluppo di progetti residenziali.

La Deutsche Immobilien Entwicklungs AG (DIEAG) nel maggio 2019, acquisisce l’intero stabilimento produttivo dove sviluppa il progetto Behrens-Ufer.

Arriviamo quindi alla fase di trasformazione di ben 100.000 metri quadrati, sui quali si svilupperà un quartiere, cito:  “vivace e con un’alta qualità di vita, dotato di un attraente spazio verde sulle rive del fiume accessibile a tutti. La combinazione di ricerca, insegnamento, innovazione e spirito imprenditoriale del progetto è il prerequisito ideale per la nascita di un’area commerciale e di innovazione dall’enorme fascino”

Le varie fasi di sviluppo sono partite nel 2020, nel mentre il corpo principale, conosciuto come Behrensbau e posto sotto tutela monumentale, ospita presentazioni e mostre dei progetti ed eventi temporanei, come Dark Room Vertical, ed è location della famosa serie Babylon Berlin

Behrens Ufer

Osservando il render principale si nota un ponte che, segnalo per chi non conosce l’area, non esiste ancora, una grande promessa per l’intero quartiere. Quando però, durante una delle tante presentazioni e manifestazioni di quartiere alle quali l’ufficio comunicazione partecipa, ho chiesto dove fosse finito il ponte che era previsto nel masterplan, la risposta, accompagnata da sorrisetto ironico è stata: “eh ma quello deve realizzarlo il Senat, mica noi” Che a livello normativo non fa una piega, dopodiché se presenti un progetto di iper lusso durante una festa di quartiere dove i bimbi vendono fumetti e giocattoli, capite che c’è quantomeno qualcosa che stride tra quello che è il reale potere di acquisto e la quotidianità attuale nel quartiere di Schöneweide, con il tumulto che un piano di sviluppo di come il Behrens-Ufer produrrà.

Accanto alle promesse di diventare il centro di approvvigionamento energetico per tutto il mondo mondiale (ndr) cito dall’articolo di presentazione: “Una volta ultimato il progetto, l’area sarà resa accessibile al pubblico e sarà creata una passeggiata sul lungofiume utilizzabile in qualsiasi momento.” 

Ricordo, per chi non ne fosse a conoscenza, che la riva del fiume è demaniale, di conseguenza non fanno un favore alla città, semplicemente finalmente fanno quello che sarebbe previsto per legge e che tutte, dico tutte le proprietà private dimenticano, nonché le amministrazioni.

Sul fatto che la torre di Behrens possa rimanere accessibile per attività aperte al pubblico dubito, ma spero di sbagliarmi.

Invito a consultare l’archivio dell’Industrie Salon che da anni instancabilmente rappresenta la memoria storica del quartiere industriale di Schöneweide. 

Qui il link con i render del nuovo quartiere. 

Foto e ricerche a cura di @Z. Munizza.

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