Zoologischer Garten, una stazione tante storie.

Zoo. Z.Munizza

di Francesco Somigli

Zoologischer Garten è la prima stazione importante in cui si imbatte il viaggiatore che arriva in città da ovest, percorrendo la linea della Stadtbahn. E’ stata aperta il 7 febbraio 1882 come stazione ferroviaria per treni a medio-lunga percorrenza e nel 1902 è stata collegata alla rete di trasporto cittadino integrandola con un livello sottorraneo alla rete della U-Bahn.

Il periodo più glorioso (ma anche il più difficile) di questa stazione inizia nel 1952, con la chiusura della Anhalter Banhof: Zoologischer Garten diventa la stazione principale di Berlino ovest, riuscendo a stento a smaltire il traffico ferroviario verso il resto della Germania e dell’Europa con soli 4 binari di servizio. Nel 1961, pochi giorni dopo la costruzione del Muro, la stazione viene nuovamente ampliata con un altro collegamento sotterraneo (l’attuale linea U9) che aveva la funzione di collegare Zoologischer Garten con le zone nord e sud del settore orientale della città. Ha resistito strenuamente fino al 2006, quando è stata alleggerita del suo compito dalla moderna ma impersonale Hauptbanhof.

La stazione di Zoo non è solo un posto dove partono e arrivano treni: è stata fonte d’ispirazione o almeno citata in una quindicina di canzoni, la più famosa è Zoo Station degli U2, numerosi libri e parecchi film. Di questi, il più famoso ad avere Zoo come sfondo è sicuramente “Christiane F. – Noi, i ragazzi dello Zoo di Berlino”, un racconto del mondo di droga e prostituzione in cui era immersa la stazione e questa zona della città durante gli anni ’70-’80.

Oggi Zoo è completamente diversa, quasi irriconoscibile per chi cerca di ritrovarla in quello che ha letto o visto nel film di Uli Edel. Niente più prostituzione, niente più spaccio di droga e soprattutto niente più sensazione da stazione di confine, umano e ferroviario, che si respirava un tempo. Verrebbe da dire che tutto è diventato “normale” e ordinato, anche se la fama della stazione che fu continua ad aleggiare su Zoologischer Garten…

Per il pendolare sprovveduto (e gli emigrati in città lo sono tutti quando arrivano. Poi alcuni si abituano e altri no, in una darwiniana selezione berlinese…) la sala d’ingresso di Zoo resta comunque uno dei luoghi più “pericolosi” della città: qui si concentrano i negozi delle più note e malsane multinazionali che vendono prodotti che in molti paesi non si sono mai visti. Difficile non spenderci soldi, per curiosità o per masochismo. La magra (nemmeno poi tanto visto di cosa stiamo parlando) consolazione è che a Zoo non si potrebbe mai morire di fame, forse di colesterolo, ma di fame assolutamente no.

Un altro pericolo è rappresentato dalla quantità di persone che frequentano questa stazione; nelle ore di punta si raggiungono livelli di frenesia difficilmente immaginabili ed è fondamentale evitare di essere risucchiati dal flusso incessante dei viaggiatori berlinesi: si arriva in stazione con l’intenzione di prendere la S-Bahn per Alexanderplatz e ci si ritrova sul regionale per Nauen… ed è bene sapere che, per assioma, il 90% dei regionali tedeschi passa per Nauen. Il motivo è attualmente motivo di studi approfonditi.

Superati questi ostacoli potrete finalmente servirvi del trasporto su rotaia di questa stazione, suddiviso in due livelli: superiore e sotterraneo. Dalla banchina dei treni si può godere di una splendida vista sulla Gedächtniskirche, finalmente quasi del tutto libera dalle impalcature che per due anni l’hanno fatta assomigliare più alla rampa di lancio di un missile che ad un edificio storico.

Molti treni a lunga percorrenza sono stati soppressi e spostati ad Hauptbanhof, e anche l’ultimo collegamento che ricordava un passato glorioso è stato ormai cancellato: fino allo scorso anno, ogni sabato, dalle banchine di Zoologischer Garten partiva l’espresso Sibirjak (“il siberiano” in russo), un vero e proprio prolungamento sul suolo europeo della famosa linea Transiberiana. Il Sibirjak collegava Berlino con la città russa di Novosibirsk, percorrendo 5.130 km in più di 3 giorni attraverso Polonia, Bielorussia e Russia. Di questo treno leggendario ormai rimangono soltanto i racconti e le foto delle persone che affidano ad internet il loro ricordo della tratta ferroviaria più lunga d’Europa. Davvero altri tempi.

Foto a cura di ©Z. Munizza. 

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